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VISCO: LE SUE ORIGINI, LA SUA STORIA, I SUOI LUOGHI
La Prima Guerra Mondiale a Visco è stata vissuta
ovviamente dalla parte austriaca. Il 24 maggio 1915 le
truppe italiane entrarono nel paese; la popolazione rimase calma,
non si comportò con ostilità nei confronti dei nuovi
venuti. Nei mesi successivi, il paese fu un al centro di un intenso
movimento di retrovie, soprattutto dal punto di vista sanitario:
c'erano almeno cinque ospedali.
Nel 1917 arrivarono i giorni di Caporetto: da quel
dolore nacque Borgo Piave creato da 400 profughi di paesi
lungo il fiume dell'altro fronte accolti in venti baracche di
un ospedale militare. Nel cimitero militare del paese vennero
seppelliti un migliaio di italiano e poco meno di ottanta austro-ungarici.
Il comune ha voluto ricordare questo luogo erigendo un monumento
(dell'arch. Ivo Scagliarini) a memoria di quanti iniziarono
anzitempo il sonno eterno: il portone originale del cimitero aperto
sulla piramide, simbolo di immortalità: la croce di
Aquileia che alla passione unisce la visione missionaria di
San Paolino come incontro con gli altri e la scritta latina:
In bello hostes, in morte fratres, hic requiebant in pace
(Nemici in guerra, fratelli nella morte, qui riposarono in pace).
Gli anni Trenta vedono lo smantellamento del cimitero militare:
la maggioranza delle salme degli italiani continuerà il
suo riposo nel sacrario di Redipuglia, quelle degli austro-ungarici
probabilmente furono trasportate accanto ai loro compagni in cimiteri
già esistenti e non distanti. Nuovi cimiteri si stavano
annunciando con le guerre di Etiopia e di Spagna:
nella caserma deposito di Borgo Piave si pulivano i bossoli
e si fabbricava filo spinato.
Il 10 giugno 1940 scoppia la guerra: La Seconda Guerra
Mondiale viene qui ricordata per l'ordine, arrivato nel dicembre
del 1942, di costruire un campo d'internamento in grado
di ospitare circa 10.000 persone (ma non più di 4.000 vi
soggiornarono, venticinque delle quali morirono).
Una lapide, sulle mura esterne della Cappella di Ognissanti
nel cimitero del paese, raffigura una croce con la corona di spine
e ricorda l'ingiustizia sofferta dagli internati civili dell'Ex
Jugoslavia morti nel campo di concentramento tra il febbraio e
il settembre del 1943.
La liberazione coincide con il primo maggio 1945: le autoblindo
inglesi vengono accolte con i fiori di maggio e con un fiasco
di bianco. Il 2 giugno 1946 si vota per il referendum:
le donne partecipano per la prima volta ad un appuntamento elettorale;
i risultati vedono prevalere la Repubblica (274 suffragi) sulla
Monarchia (149).
La presenza militare in paese dal dopoguerra al 1996
- con la chiusura della caserma "Luigi Sbaiz"
- fu di aiuto per le finanze comunali. I rapporti tra i vischesi
e i militari erano ottimi e intensi a misurare dal numero di matrimoni.
Due guerre mondiali, un cambiamento di Stato (dall'Austria
all'Italia), il mutamento istituzionale (dalla monarchia
alla repubblica), il passaggio dalla provincia di Gorizia a
quella di Udine sono le vicende di questo secolo che hanno
coinvolto il paese in maniera forte toccando pesantemente l'identità
degli abitanti.
Ricordando l'impegno e lo spirito delle persone che a Visco hanno
vissuto e lavorato, il comune si proietta nel nuovo millennio
a memoria delle presenti e delle future generazioni.
(da: F. Tassin, Sul confine dell'Impero, Comune di Visco, 1998).
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